Vienna 2017

Vienna è lasciare uno zaino pieno di affari tecnologici su un autobus e ritrovarlo tale e quale mezz’ora dopo.
Vienna è tanta arte e cultura, organizzata e giovane.
Vienna è donne bellissime.
Vienna è una città silenziosa e tranquilla da 2 milioni di persone.
Vienna è un posto dove sono riusciti a far diventare bello anche l’inceneritore
, senza che nessuno rompesse le palle.
Vienna è una città che ha costruito le case popolari facendole disegnare ad un artista come Hundertwasser.
Vienna è piena di culture, di bambini e di persone che sorridono.

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Un pò di carta…

Pensate che esiste un Paese al mondo, nel 2015 e nell’era di internet,  dove per regolamento parlamentare devono essere stampati e distribuiti ad ogni deputato e senatore tutti gli emendamenti presentati.

E quindi, sempre nel 2015 e nell’era di internet, solo per la discussione di oltre mezzo milione di emendamenti presentati sulla riforma costituzionale del Senato, verranno stampati per ogni senatore cento tomi da mille pagine ciascuno (che voglio vedere chi riuscirà a leggere) per un costo stimato pari a 930.900 euro.

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Come perdere vent’anni per un telefono

il lavoro mi porta a vivere o quasi di relazioni. Le relazioni sono centrali, decisive, fondamentali.

E oggigiorno, visto da un punto di vista di media, ogni relazione passa da contatti: telefono, sms, Whatsapp, mail, Facebook, Twitter e via. Io tengo tutti questi dati sul mio telefono cellulare, un Samsung Note III, nella rubrica. 

Stasera, dopo aver sistemato il cambio di telefono di mia moglie, inizio a piciolare con la mia rubrica, perché avevo appena usato sul telefono di mia moglie Google Contacts e lo volevo sistemare anche rispetto al mio account.

Solo che ho letto male. Ho capito male. Pensavo mi duplicasse i contatti presenti sul dispositivo ANCHE sull’account Google. E invece no. Li ha proprio spostati dal telefono all’account Google, facendoli sparire per interminabili 20 minuti dal telefono mannaggia, e facendomi venire un certo infarto.

Dopo, avendo sincronizzato il telefono con l’account Google per fortuna tutto risolto, ma ragaz….

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Armonie e disarmonie 

Ho letto su Repubblica oggi una frase di Ermanno Rea molto vicina alla mia esperienza di vita:”Sono figlio di una grande armonia familiare. E quando ho incontrato la disarmonia mi sono trovato di colpo impreparato”.

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Penne che scompaiono

La dimostrazione di quanto contenuto in questo articolo è data dal fatto che nei negozi di cartolibreria  (i pochi ormai rimasti), si fa sempre più fatica a trovare penne, stilografiche nemmeno a parlarne, anche in negozi (me ne sono accorto ieri qui a Merano, dove anche all’Athesia hanno completamente tolto le penne dagli scaffali) dove in passato penne, matite, pennarelli avevano una presenza importante.

Sarà anche una mia grande passione quella delle penne, e forse sarà solo mia, però non so se sia totalmente positiva questa corsa alla cancellazione della scrittura manuale che stiamo osservando.

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Elogio della lentezza (e dello scrivere a mano)

Un brano dell’intervista di oggi su Repubblica (pag. 40, R2 Cultura) a Patrick Modiano mi è particolarmente piaciuto, forse perché rimanda ad una mia grande passione (lo scrivere a mano) e forse perché rappresenta un messaggio in controtendenza con la frenesia totale di oggi:

Ho bisogno della lentezza, per questo scrivo a mano.

Perfino le persone della mia età per lo più scrivono al computer. Ma io preferisco che le correzioni siano visibili, così ci si rende conto meglio di certi tic. È’ un’attività che è già un po’ astratta.
Ho sempre provato il bisogno, con un piccolo côté manuale, di fare dei ritocchi. E visto che è una procedura piuttosto lenta, il rischio è quello di scoraggiarsi: hai un’idea, ti ci vogliono parecchi giorni per scriverla e così perdi lo slancio. Quando è un po’ di materiale è più facile.

Capisco che su uno schermo sia più chiaro, ma io ho bisogno di questa lentezza. Se è troppo rapido, non c’è più materialità”.

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La politica e la cultura che non ci sono più

Stamattina ho letto una bella intervista su Repubblica a Romano Montroni, attualmente direttore delle librerie Coop, per 40 anni a capo delle librerie Feltrinelli (intervista a pagina 50, RCult).

Mi hanno impressionato (forse anche per la vicinanza alla mia personale esperienza), per la capacità di lettura del nostro contesto sociale attuale attraverso il confronto con alcune usanze del passato, i seguenti passaggi:

Ricordo che da bambino, ogni primo dell’anno, insieme ad altri amichetti, uscivamo alle quattro del mattino. Per le strade gelide di Bologna guardavamo quali erano le finestre ancora accese. Così davamo il buon anno. Alcuni ci accoglievano con una mancia o più spesso un bicchierino di vov. Tornavamo a casa ubriachi. Ho appreso li’ la grandezza e la gentilezza degli operai e degli impiegati. Li’, in quelle case umili ho visto le prime bibliotechine di libri. Modeste, certo, ma anche preziose. Non c’era la borghesia in quei quartieri, ma solo il popolo”.

Sembra descrivere un altro mondo.

Oggi verrebbe da ridere. Chi incontrerebbe più la vecchia e umile coppia capace di farti scoprire la bellezza della musica? Su un piano un po’ scordato lei suonava Mozart e Beethoven; lui spiegava certi passaggi e io ascoltavo con meraviglia quei suoni. C’era qualcosa di magico. La gente era semplice. Anche la politica. Mio padre, vigile urbano, era socialista. La domenica diffondevo L’Avanti, in seguito, quando mi avvicinai al Pci, passai all’Unita’. La gente aveva fame di politica. Non la disprezzava. Sapeva cos’era”.

Dove l’aveva imparata?

“Nelle sezioni dei partiti, nelle case del popolo, ma soprattutto nei bar. Qui in Emilia il bar e’ un istituzione. Ho sempre pensato al bar come ad un microcosmo dove accadono essenzialmente tre cose: c’è il “Don Giovanni” che parla delle sue conquiste settimanali; ci sono i maestri delle carte e del biliardo; e infine c’è la recita politica: i fatti accaduti e discussi con animosa partecipazione. Il bar e’ stato per me il luogo di formazione. La mia università. Poi è venuta la libreria”.

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