La politica e la cultura che non ci sono più

Stamattina ho letto una bella intervista su Repubblica a Romano Montroni, attualmente direttore delle librerie Coop, per 40 anni a capo delle librerie Feltrinelli (intervista a pagina 50, RCult).

Mi hanno impressionato (forse anche per la vicinanza alla mia personale esperienza), per la capacità di lettura del nostro contesto sociale attuale attraverso il confronto con alcune usanze del passato, i seguenti passaggi:

Ricordo che da bambino, ogni primo dell’anno, insieme ad altri amichetti, uscivamo alle quattro del mattino. Per le strade gelide di Bologna guardavamo quali erano le finestre ancora accese. Così davamo il buon anno. Alcuni ci accoglievano con una mancia o più spesso un bicchierino di vov. Tornavamo a casa ubriachi. Ho appreso li’ la grandezza e la gentilezza degli operai e degli impiegati. Li’, in quelle case umili ho visto le prime bibliotechine di libri. Modeste, certo, ma anche preziose. Non c’era la borghesia in quei quartieri, ma solo il popolo”.

Sembra descrivere un altro mondo.

Oggi verrebbe da ridere. Chi incontrerebbe più la vecchia e umile coppia capace di farti scoprire la bellezza della musica? Su un piano un po’ scordato lei suonava Mozart e Beethoven; lui spiegava certi passaggi e io ascoltavo con meraviglia quei suoni. C’era qualcosa di magico. La gente era semplice. Anche la politica. Mio padre, vigile urbano, era socialista. La domenica diffondevo L’Avanti, in seguito, quando mi avvicinai al Pci, passai all’Unita’. La gente aveva fame di politica. Non la disprezzava. Sapeva cos’era”.

Dove l’aveva imparata?

“Nelle sezioni dei partiti, nelle case del popolo, ma soprattutto nei bar. Qui in Emilia il bar e’ un istituzione. Ho sempre pensato al bar come ad un microcosmo dove accadono essenzialmente tre cose: c’è il “Don Giovanni” che parla delle sue conquiste settimanali; ci sono i maestri delle carte e del biliardo; e infine c’è la recita politica: i fatti accaduti e discussi con animosa partecipazione. Il bar e’ stato per me il luogo di formazione. La mia università. Poi è venuta la libreria”.

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